Vi siete finalmente decisi a costruire la vostra piscina interrata in giardino, avete scelto la posizione, il luogo, la profondità, lo stile e la struttura della vasca.
Che cosa manca per realizzare il vostro sogno? Chiaramente, tutti i permessi che la legge richiede per poter costruire una piscina interrata in casa.
Infatti quando si costruisce una piscina interrata ci sono mille cose a cui pensare fra cui i documenti che si rende necessario produrre per poter realizzare questo gioiello nel giardino di casa. Se è vero che oggi molti Comuni prevedono delle procedure snellite per la realizzazione della vasca, comunque bisogna sapere che la legge richiede alcune autorizzazioni e che è bene seguire alla lettera le indicazioni, o si rischia di ritrovarsi con una piscina abusiva, il che comporta severe sanzioni, obbligo di remissione in pristino ed anche possibili responsabilità penali. Purtroppo la normativa sui permessi della piscina interrata è abbastanza caotica, perché il Testo Unico dell’edilizia fissa norme di base ma lascia un’ampia discrezionalità ai comuni su come procedere nella richiesta di permessi e documenti. Di conseguenza non è difficile trovare comuni che richiedano alcuni permessi ed altri che ne richiedano di ben diversi. Cerchiamo di fare chiarezza sui documenti che è necessario presentare e sui permessi che la legge chiede per edificare in giardino una piscina interrata.
I permessi della piscina interrata
La piscina interrata non è un lavoro d’edilizia libera, perché comporta una trasformazione del suolo, dovuta ai lavori edili per la realizzazione della struttura interrata. I lavori di scavo e di muratura, quindi, richiedono una preventiva autorizzazione dell’ente territoriale di riferimento, alias il comune.
Ci sono diversi permessi che il comune può chiedere per chi vuole realizzare la piscina interrata:
- la DIA, o denuncia di inizio attività. Si tratta di un permesso che però oggi come oggi è meno richiesto dopo che la Cassazione ha inteso la realizzazione di una piscina interrata come un intervento di trasformazione del suolo e di conseguenza non ritiene sufficiente la presentazione della DIA, nonostante ciò alcuni comuni si accontentano ancora di questo permesso. Esso si basa sul principio del silenzio assenso: presentata la documentazione e il progetto al Comune, esso ha 30 giorni di tempo per negare il permesso, decorsi inutilmente i quali la DIA si trasforma in un titolo a costruire, sempre che la piscina interrata sia in regola (ad esempio, non si può presentare la DIA se la piscina interrata supera il 20% del volume dell’edificio principale, ovvero l’abitazione).
- Il permesso a costruire. Si tratta di un permesso obbligatorio se la piscina interrata è una nuova costruzione o se è non pertinenziale, ovvero supera il 20% del volume dell’edificio principale. In questi casi si presenta al comune, spesso per mano del progettista o geometra, il progetto della piscina interrata, il titolo a costruire e una certificazione di rispetto della normativa sanitaria ed igienica. A questo punto il comune può concedere il permesso entro 60 giorni, 120 se il comune ha più di 120mila abitanti: decorsi inutilmente questi termini, il permesso si intende negato.
- Autorizzazione edilizia. Ormai è praticamente scomparsa perché inglobata nella DIA.
L’autorizzazione della Sovrintendenza
I piani regolatori del comune stabiliscono quali territori sono sottoposti a vincoli paesaggistici. In questi casi, per motivi di coerenza ed estetica del paesaggio, la costruzione di una piscina interrata segue delle norme più stringenti: di conseguenza oltre ai permessi di cui sopra avrete bisogno anche di un’autorizzazione della Sovrintendenza, la quale potrebbe allungare i tempi della costruzione della piscina interrata. La Sovrintendenza potrebbe negare l’assenso oppure potrebbe obbligarvi a delle modifiche o a dei limiti al progetto dal punto di vista estetico o delle dimensioni della piscina interrata.