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Qual è lo stato legale della marijuana light, oggi?

Nelle ultime settimane si è molto discusso di alcune modifiche alla legge vigente che renderanno più difficile il lavoro degli shop che vendono marijuana legale. La modifica è stata voluta dal Ministero della Sanità, per consentire la commercializzazione di un farmaco per uso compassionevole in due forme di epilessia infantile, a base di marijuana. La proposta si è però temporaneamente arenata, sia per le proteste della filiera produttiva, sia per la situazione emergenziale in cui il paese versa.

Vediamo insieme cosa prevede oggi la legge sulla coltivazione e l’acquisto della marijuana legale, oggi.

La Legge 242/2016: dove tutto è iniziato

Ad oggi la Legge 242/2016 prevede che aziende e privati cittadini possano coltivare marijuana legale a patto che:

  • Si acquistino e utilizzino solamente semi inseriti nel registro delle piante concesse in Unione Europea
  • Si conservino i documenti di acquisto e i cartellini di vendita per non meno di 12 mesi dal momento del pagamento
  • Il contenuto di THC, la molecola della cannabis che le conferisce il potere psicotropo, sia inferiore allo 0,2% (o allo 0,6% dietro autorizzazione specifica)

Per il resto, non servono particolari permessi o autorizzazioni per avviare una coltivazione ad uso personale. Diverso è ovviamente il caso della vendita, che può essere effettuata esclusivamente tramite rivenditori, shop e e-commerce specializzati. Ma in tutti gli altri casi, se si rispettano i tre criteri, è possibile coltivare a casa marijuana legale per uso personale.

La modifica proposta dal Ministero

Nell’autunno del 2020 è stata rilasciata una nota del Ministero della Salute che indicava che la produzione e la vendita di marijuana legale, che pur rispettasse tutti questi criteri, dovesse essere interrotta. La volontà deriva dalla necessità di commercializzare un farmaco ad uso compassionevole (cioè che allevia i sintomi, ma non cura) per due gravissime ed invalidanti forme di epilessia infantile.

Le scelta è stata letta come un tentativo di favorire le grandi multinazionali del farmaco a discapito di una filiera di produzione che ad oggi impiega quasi solo persone sotto i 30 anni (circa l’80%) e che fattura non meno di 150 milioni l’anno. Se la proposta venisse approvata si tratterebbe della mazzata finale ad un settore che invece stava progredendo con entusiasmo.

Assocanapa e i consumatori in rivolta

Le associazioni di produttori e venditori si sono immediatamente opposte alla proposta. Nulla di diverso hanno fatto i consumatori, che hanno sostenuto i venditori e i produttori contro le autorità. Per il momento la proposta sembra essersi fermata, probabilmente a causa del rapido peggioramento della situazione Covid-19 che ha richiesto il massimo dispiegamento di forze dal Ministero della Sanità. Ovviamente la speranza risiede in una ricontrattazione della proposta, che potrà evitare il fallimento di un settore florido e in progressiva crescita, che stava apportando grandi benefici allo stato italiano.