Tutte le attività produttive danno origine a particolari scarti, denominati “rifiuti speciali”. Questi si dividono in “rifiuti industriali pericolosi” e in “rifiuti industriali non pericolosi”. I titolari di tali attività produttive hanno l’obbligo morale e legale di provvedere allo smaltimento di questi rifiuti, affidandosi ad aziende autorizzate, che a loro volta garantiscono lo stoccaggio, il riutilizzo, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti industriali pericolosi e non pericolosi. Le aziende autorizzate allo smaltimento collaborano con le principali industrie italiane, alle quali offrono varie tipologie di servizi, a seconda si tratti di rifiuti industriali pericolosi o non pericolosi. Oltre al già citato smaltimento dei rifiuti, vengono proposte attività di recupero degli scarti, di demolizione, di trasporto e di smaltimento di terreni contaminati.
Smaltimento rifiuti industriali pericolosi
I rifiuti industriali pericolosi sono tipologie di scarti che rientrano in una o in più delle categorie seguenti: esplosivi, comburenti, infiammabili, irritanti, nocivi, tossici, cancerogeni, corrosivi, infettivi, tossici per la riproduzione, mutageni, che a contatto con l’acqua sprigionano gas tossici o molto tossici, sensibilizzanti, ecotossici, suscettibili (che dopo l’eliminazione producono nuove sostanze pericolose).
I rifiuti industriali pericolosi sono quelli che hanno bisogno di trattamenti elaborati, più complessi rispetto a quelli di cui hanno necessità i rifiuti industriali non pericolosi. Le industrie, specializzate nello smaltimento dei rifiuti industriali pericolosi, devono eseguire operazioni di sconfezionamento, di miscelazione/triturazione e di riconfezionamento, per poi consegnare tali rifiuti agli impianti di termovalorizzazione: vengono eseguiti sia trattamenti chimici, fisici e biologico che pretrattamenti come la neutralizzazione, la riduzione cromo esavalente, l’ossidazione del cianuro e la precipitazione dei metalli complessati.
Smaltimento rifiuti industriali non pericolosi
I rifiuti industriali non pericolosi sono quegli scarti che non rientrano in nessuna delle categorie citate in precedenza. Come i rifiuti industriali pericolosi, derivano da una delle seguenti attività produttive: dalla prospezione, dall’estrazione dalle miniere, dal trattamento fisico o chimico di minerali; da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca e dalla preparazione di alimenti; dalla lavorazione del legno e cartone; dall’industria tessile; dalla raffinazione dei gas naturali; dai processi chimici organici e inorganici; dai materiali di rivestimento, dall’industria fotografica, dai processi termici, dall’industria metallurgica, dagli oli residui di combustibili liquidi; dai solventi; da imballaggi e indumenti; dalle operazioni di costruzione e di demolizione; dal settore sanitario; da impianti di trattamento dei rifiuti, dai rifiuti urbani. In questo caso, lo smaltimento dei rifiuti industriali non pericolosi può limitarsi anche al semplice stoccaggio.