Prodotti e servizi

Smaltimento rifiuti Emilia Romagna: regole di base per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi

Lo smaltimento rifiuti Emilia Romagna è un argomento sempre molto delicato che se non affrontato nel modo giusto può essere fonte di equivoci che portano ad errori nei processo stesso.

In particolare la gestione dei rifiuti pericolosi è un tema molto delicato e merita un dovuto approfondimento.

Se hai dubbi ed incertezze continua a leggere questo articolo è importante non solo per salvare e tutelare la salute delle persone ma anche quella del pianeta.

Definizione di RIFIUTO.

Un rifiuto è definito dalla normativa di riferimento in questo modo:

Qualsiasi sostanza oppure oggetto di cui il detentore voglia disfarsi e che sia identificato nelle categorie indicate nell’allegato A nella Quarta Parte del Decreto Legislativo del 3 Aprile 20006 numero 152.

 

In questa definizione sono compresi anche tutti quei rifiuti che derivano dall’attività industriale e che se smaltiti in modo scorretto potrebbero provocare danni all’ambiente e alle persone.

Origine diversa vuol dire rifiuto diverso e dunque conoscenze tecniche differenti per un corretto smaltimento dei rifiuti.

È di fondamentale importanza che ci sia il massimo impegno non solo da parte di chi produce, ma anche di chi detiene il rifiuto stesso: solo così il processo di raccolta, trasporto, recupero e/o smaltimento potrà avvenire senza intoppi.

Smaltimento rifiuti Emilia Romagna: una nuova classificazione.

Le novità introdotte negli ultimi anni hanno introdotto una nuova classificazione dei rifiuti, permettendo una distinzione in base alla tipologia per individuare il corretto processo di recupero o smaltimento.

Ad oggi secondo il Ministero dell’Ambiente i rifiuti possono essere urbani oppure speciali: ognuna di queste macro categorie prevede un’ulteriore classificazione in rifiuti pericolosi e non.

Nella categoria dei rifiuti urbani rientrano tutti quelli prodotti dalle persone in casa, che si trovano sulle strade o in aree verdi pubbliche; sono invece rifiuti speciali i rifiuti che vengono prodotti dalle attività commerciali ed industriali, dai loro macchinari.

Sono rifiuti urbani pericolosi quelli che contengono sostanze tossiche e nocive, come le medicine per esempio; mentre sono rifiuti speciali pericolosi oli esausti, scarti della raffinazione del petrolio e via dicendo.

L’etichetta ed il codice C.E.R: come non commettere errori nell’identificazione dei rifiuti.

Anche se la classificazione che ti ho presentato appare molto semplice, ogni categoria “ospita” tantissimi rifiuti e senza degli aiuti sarebbe difficile riconoscerli.

Un primo indizio arriva dal codice C.E.R. ovvero il Codice Europeo dei Rifiuti composto da sei cifre: la prima coppia di cifre identifica la provenienza del rifiuto, la seconda l’attività che li ha prodotti e l’ultima la tipologia.

Nel caso di rifiuti pericolosi viene utilizzato un asterisco alla fine del codice numerico.

Può capitare che in alcuni casi uno stesso codice identifichi un rifiuto sia come pericoloso che come non: in questo caso oltre alle analisi chimiche, ti consiglio di utilizzare anche i famosi codici specchio.

 

Un esempio è quello degli stracci: possono essere smaltiti quelli che hanno assorbito sostanze pericolose  oppure quelli che contengono polvere.

 

Oltre al codice C.E.R. la pericolosità o meno di un rifiuto viene comunicata anche attraverso delle etichette.

Il Regolamento 1357/2014 impone che i rifiuti pericolosi siano adeguatamente etichettati: soprattutto al momento del trasporto è necessario integrare l’etichettatura solita con marchi ed etichette previste per il trasporto di merci pericolose