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Biocombustibili, tessuti ed edilizia: il futuro della marijuana light

La marijunaa light, almeno nel nostro paese, è quella con un contenuto di THC così basso (entro lo 0,2%) da eliminare completamente le sue potenzialità droganti. Per la sua composizione è reputata totalmente legale: sia al momento della produzione, che della vendita, che dell’acquisto.

Cimette, resine e oli per uso alimentare o cosmetico non sono le sole formulazioni in cui si trova questa sostanza, però. Tre interessantissime applicazioni vengono da settori completamente differenti, e si tratta di combustibili, tessuti ed edilizia. Vediamo come mai!

Il futuro dell’auto

Come tutti quanti sappiamo, diesel e benzina inquinano moltissimo l’ambiente al momento della combustione e sono costosi, perché rari e di complessa estrazione. Ormai da molti anni gli scienziati stanno vagliando tutte le possibili ipotesi per creare biocarburanti di diversa origine, con minore impatto sull’ambiente e minori costi di produzione.

Moltissimi biocarburanti non sono stati messi sotto esame perché è inquinante la loro combustione, ma perché lo è la loro produzione. Per esempio, per produrre olio di palma è necessario disboscare grandi porzioni di foresta tropicale: un danno ecologico e biologico incalcolabile. La marijuana è invece una pianta rustica, che non ha bisogno di grandi cure né tantomeno di ampie quantità d’acqua (circa la metà del grano).

Il tessile

La canapa era nota per essere una fibra tessile di altissima qualità già ai tempi di Dante. Con le sue fibre si costruivano abiti, vele per imbarcazioni, corde, tra le molte possibilità.

Ad oggi questa produzione potrebbe essere fatta rifiorire per molte ragioni:

  • La canapa ha bisogno di poca acqua: si potrebbe coltivarla in zone aride del pianeta, dando lavoro ai coltivatori locali e risparmiando risorse idriche per la popolazione o il bestiame
  • E’ ecologica, perché produce meno rifiuti che vengono scaricati nell’ambiente e non ha bisogno di enormi spazi liberi per crescere, disincentivando la deforestazione
  • Per la sua tintura vengono generalmente usati colori non tossici ed eco-compatibili e degradabili nell’ambiente

Il settore edile

Il settore edile beneficia ormai da moltissimi anni della fibra di canapa. L’applicazione principale è per la coibentazione, cioè l’isolamento dal rumore esterno e dalla dispersione del calore, che permette di ridurre potenza e numero di ore di riscaldamento e raffreddamento, dunque anche costi delle bollette ed emissioni ambientali.

Alle pareti e ai tetti vengono applicati cappotti isolanti in forma di “cuscini” piatti di canapa, di solito avvolti in materiale plastico in modo da renderli resistenti all’umidità e alle intemperie. Lo scarto della lavorazione può essere compattato in “mattoni” già pronti, che fungono sia da materiale da costruzione che da isolante, in una sola mossa durante la progettazione e realizzazione.